on agosto 24 2010 11:35 pm 0

Turismo in Thailandia: la tribù delle donne “dal collo lungo”

Il turismo è una importante fonte di guadagno per la Thailandia, tuttavia ci sono casi in cui l’industria turistica in questo paese si è dimostrata particolarmente spietata con alcune minoranze come ad esempio con i Padaung, la tribù delle donne e ragazze “dal collo lungo” o “Donne Giraffa”.

Turisti in visita villaggio ThaiSempre più spesso turisti provenienti da ogni parte del mondo si ritrovano a visitare alcuni villaggi che sorgono vicino al confine con la Birmania, nella provincia della Thailandia del Nord di Mae Hong Son. I turisti seguono questo intinerario per osservare da vicino le ragazze thailandesi con colli avvolti da un braccialetto formato da una lunga serie di anelli in ottone, che lentamente e inesorabilmente deforma le ossa in modo tanto serio che i colli risultano allungati raggiungendo proporzioni DISUMANE.

Questa pratica, considerata dalla comunità scientifica internazionale assolutamente devastante per la salute, continua ad essere perpetuata con il solo fine di far guadagnare soldi all’implacabile mercato del turismo thailandese.
Non di rado gruppi di turisti inconsapevoli commentano e fanno dell’umorismo guardando le bambine thai di cinque, sei anni i cui colli vengono ammanettati con anelli allo scopo barbaro di fare soldi.

Le ragioni tradizionali sul perché queste donne e bambine abbiano i colli “incatenati” per proteggersi contro le tigri e per smettere di essere rapite da altre tribù, non hanno  oggi più nessuna ragione di esistere.

Ragazza ThaiLa cosa più triste è che sempre più spesso i volti e colli delle thailandesi appaiono in bella mostra sugli opuscoli  turistici. Le visite ai villaggi sono quindi incluse nei pacchetti delle offerte di viaggi, con tour organizzati nel Nord del paese. Secondo alcune organizzazioni umanitarie i luoghi dove vivono le tribù Padaung sono stati ridotti alla stregua di zoo umani (molti operatori turistici fanno pagare una tariffa d’ingresso), ma le autorità, gli imprenditori e le guide (solitamente per celato interesse) dicono che è un esempio di come i poveri rifugiati possono guadagnarsi da vivere con il turismo.

I “lunghi colli” Padaung rappresentano oggi, anche se in piccola parte, il dilemma che la Thailandia deve affrontare nella sua folle corsa al denaro guadagnato con il turismo e ai miliardi di dollari che esso genera ogni anno. Una corsa alla ricchezza, che anche in questa società produce inevitabilmente una quantità di questioni etiche e ambientali che andrebbero affrontate al più presto.

Un altro settore molto fiorente dell’ industria turistica in Thailandia è il cosiddetto turismo del sesso. E’ sufficiente recarsi come destinazione di viaggio in alcune località tailandesi come Pattaya o Phuket, tanto per fare un paio di esempi, per rendersi immediatamente conto del fenomeno. Sebbene l’Ente per il Turismo thailandese e le autorità governative minimizzano l’impatto del commercio sessuale in numeri, pochi dubitano oggigiorno che i guadagni ricavati dalla prostituzione rappresentano una ragguardevole rendita economica per il Paese e le loro famiglie. Il turismo sessuale produce in Thailandia milioni di dollari ogni anno.

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