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Geografia della Thailandia

Cartina geografica ThailandiaLa Thailandia ha una superficie che ammonta a più di mezzo milione di chilometri quadrati, disposti lungo un asse nord-sud che la pone in una posizione peculiare, dal punto di vista logistico ed economico, rispetto ai suoi vicini (Birmania, Malesia, Laos e Cambogia): controlla infatti gran parte del Golfo di Thailandia, estremità nordoccidentale del Mar della Cina meridionale, nonché l’unica strada di terra che colleghi l’Asia continentale alla Malesia e a Singapore.

A una prima occhiata, lo stato asiatico è composto da una fertile pianura centrale, attraversata dal fiume Chao Phraya e dai suoi affluenti; qui c’è anche la capitale, Bangkok. A nord invece prevalgono alte catene montuose, che stabiliscono anche il confine con la Birmania fino all’Istmo di Kra e alla penisola malese; a oriente si trova invece una delle zone a maggior coltivazione di riso, l’altopiano di Khorat.

La Thailandia è suddivisa in sei macro-regioni basate sulle loro caratteristiche geografiche: la settentrionale, la nordorientale, la centrale, l’orientale, l’occidentale e la meridionale.

Nella zona settentrionale svettano catene montuose come Daen Lao, Dawna, Thanon Thong Chai, Khun Tan, Phi Phan Nam e la parte occidentale del Luang Prabang; qui il territorio presenta principalmente valli strette e ripide e altopiani che marcano il passaggio alla grande pianura centrale. Da queste montagne inoltre nascono molti degli affluenti del Chao Phraya, come il Nan, il Ping, il Wang e lo Yom.

Sono presenti tantissime foreste, da tempo immemorabile divenute un vero simbolo dell’identità nazionale, e qui vengono prodotte rare essenze come il teak, malgrado ogni anno l’agricoltura strappi preziosi ettari di terreno a questi alberi secolari.

L’altopiano di Khorat (la zona nordorientale) geograficamente fa parte di un altro spartiacque, quello del Mekong, e la diversità con il resto del Paese è evidente anche per il terreno poco fertile, ma che essendo poco drenante costituisce un ambiente ideale per la coltivazione del riso. Il panorama di queste zone è piuttosto desolante: una sconfinata pianura punteggiata qua e là da qualche bassa collina rocciosa, come le Montagne Phu Phan. I monsoni portano ad alluvioni frequenti, ma il vero problema per le coltivazioni è una stagione secca più lunga del normale.

La fertilissima pianura centrale è invece il vero cuore della Thailandia, ed è conosciuta in tutto il mondo come “la ciotola di riso dell’Asia”. La caratteristica più evidente dell’antropizzazione qui è un sistema di irrigazione di grande complessità, che contribuisce a creare un uniforme paesaggio di campi coltivati; la ricchezza relativa di queste terre è evidente, e la densità di popolazione è molto superiore a quella del resto del paese. La parte sud della pianura, in prossimità del delta del Chao Phraya, è quella più urbanizzata e con i maggiori porti.

La pianura centrale continua anche nella zona sudorientale dello stato, confinata dal Golfo di Thailandia, dalla catena dello Sankamphaeng e dai Monti Cardamomi, conosciuti anche come Thio Khao Banthat. Si tratta di una delle zone più turistiche del paese, dove ha grande importanza la coltivazione di frutta tropicale.

Particolarmente selvaggia e ancora incontaminata è invece la zona occidentale, dove ci sono alcune delle giungle più caratteristiche; anche qui abbondano valli ripide e catene montuose piuttosto alte, e il passaggio dell’uomo è segnalato dalla presenza di numerose dighe che traggono energia dalla forza dei tanti corsi d’acqua.

Infine, a sud – una penisola stretta che lascia poi spazio alla Malesia – si trovano alcune delle località più famose al mondo, come l’isola di Phuket; si tratta di una zona separata dal resto del Paese per via delle alte montagne che fanno da barriera e per la caratteristica assenza di grandi fiumi.

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Le Filippine: ragazze di Angeles e Manila (Video)

Donna delle FilippineAbbiamo annoverato sino ad oggi una serie di possibili vacanze alternative alla Thailandia, come ad esempio Singapore, o la Cambogia.  Un altro suggerimento per chi ama l’energia della vita notturna, senza rinunciare ad un clima di tipo tropicale, sono le Filippine.

Questa meta turistica per gli amanti dei viaggi per single presenta molti punti in comune con la Thailandia, e se avete intenzione di trascorrere le vostre vacanze in una delle meravigliose città di questo paese vi consigliamo di addentrarvi nei numerosi bar e discoteche aperti tutta la notte e tutti i giorni della settimana, dove potrete trascorrere indimenticabili serate in dolce compagnia. Le ragazze filippine sono infatti più vicine alla realtà e alla cultura occidentale, mentre le lady bar thailandesi sono per lo più estranee e poco interessate al nostro modo di pensare. Le donne filippine hanno inoltre una grande personalità, senso dell’ umorismo e carattere. Non a caso molti italiani cercano moglie in questo paese, cio’ non significa pero’ che  riescono sempre a trovare una brava ragazza da sposare.
Peccato che le strutture ricettive nelle Filippine non siano però all’altezza di Pattaya o dell’isola di Phuket, ma con un po’ di spirito di adattamento ed entusiasmo il divertimento e’ assicurato.

Guida alle località più gettonate

Angeles City è definita la capitale del divertimento delle Filippine. La vita notturna è sviluppata e fiorente in molte zone della città ma quella più famosa resta Fields Avenue. I gogo bar (night club) sono infatti quasi attaccati, l’uno l’altro. Il gioco sta proprio nello sperimentarli tutti tenendo ben presenti quelli di cui non si può fare a meno come l’Atlantis Club. E’ l’impianto più grande e moderno della città e ospita più di 3.000 ragazze.

Tre piani di eros e divertimento. Al secondo piano anche un tavolo da biliardo dal quale si possono guardare le ragazze esibirsi e stuzzicare la clientela. Il locale è aperto dalle 19.00 del pomeriggio alle 5.00 del mattino. Atlantis Club si trova lunga la Fields Avenue.

Le discoteche iniziano invece a riempirsi verso mezzanotte. I prezzi delle lady nei go-go bar possono variare a seconda del locale scelto, 2000, 1500, 1200 peso filippino per tutta la notte.

Chi desidera risparmiare puo’ tranquillamente imboccare una delle numerose stradine che comunicano con la via principale dove sorgono dei gogo bar con prezzi piu’ abbordabili, ca. 700 pesos. A  Angeles City anche se in numero minore rispetto a Pattaya ci sono le freelancers che spesso vengono proposte dalle Mama-san (termine utilizzato in Asia per indicare le donne che gestiscono il personale nei saloni di massaggio per adulti), sedute lungo i bordi delle strade periferiche di Angeles. con prezzi che si aggirano attorno i 500-600 Philippine Peso.
Sempre lungo questa via si trova Skytrax disco, un locale che ha sempre attratto molti turisti, pieno e vivace ogni sera della settimana con musica techno, old-school, house e R&B.

Nella città di Angeles City non c’è molto da vedere o visitare durante il giorno. Consigliamo dunque un hotel con piscina o centro benessere per trascorrere in relax le vostre giornate in vista della sera come il meraviglioso Angeles Beach Club caratterizzato da una spiaggia nel cuore dell’hotel con sabbia bianca e vegetazione tropicale. Le camere e la struttura vi lasceranno senza fiato con il loro design sfarzoso e pittoresco.

Il centro della vita notturna della capitale, Manila, è invece Makita, una zona piena di fascino dove le ragazze svolazzano in abiti firmati e la maggior parte dei locali, aperti fino alle 2.00 di notte, richiedono l’abito elegante. Favolosa anche la vita notturna intorno a Malate, la vecchia Manila, caratterizzata da alcuni edifici di origine spagnola. Qui potrete trovare tanti pub con musica dal vivo di band locali. Tra questi spicca il ’70 bar, un club di tendenza allestito in una vecchia casa al ritmo di rock and roll con serate a tema dedicate ai Beatles a egli Stones. Il locale si trova al n° 46 di Anonas St.

Se siete turistici in cerca di avventura e con zaino in spalla quello che fa per voi è il Manila Bay Hostel, situato nel centro della città vicino al mare e di fronte al Rizal Park. Da fare assolutamente è una passeggiata su Manila Baywalk che costeggia il lungomare. Se volete gustare una cucina tipica e raffinata dovete recarci alla Cocina  de Tita Moning nel quartiere di San Miguel.

Infine non ci resta che l‘isola di Boracay, classificata come una delle spiagge più belle del mondo, dall’aspetto incontaminato e dalle acque cristalline. Qui per la vostra vita notturna non avrete che l’imbarazzo della scelta tra locali intimi, feste sulla spiaggia e manifestazioni culturali. Fermatevi al BomBom con i suoi tavoli e sedie in bambù sulla spiaggia. A distinguerlo dalla miriade di altri locali che affolla l’isola è la scelta della musica che spazia dal country, al raggae all’hip-hop.

Brocay è inoltre ricca anche di resort e alberghi per tutte le tasche e per tutti i gusti. Si parte da un minimo di 7, 50 euro a notte fino ad arrivare ad un massimo di 100 euro per quelli più spettacolari.

La lingua ufficiale è il Tagalog (filippino) ma anche l’inglese è molto diffuso principalmente per motivi turistici. Una piccola minoranza parla però ancora lo spagnolo. Per quanto riguarda la cucina filippina possiamo definirla un insieme di varie tradizioni: malese, giapponese, cinese, americana e spagnola, legata fondamentalmente alle attività e alle risorse marittime.

Come arrivare

Dall’aeroporto di Bangkok, vero crocevia della maggior parte delle rotte del sud est asiatico, sono in partenza voli per le Filippine con Philippine Airlines, e le compagnie aeree low cost  Tiger Airways e Cebu Pacific. Il prezzo di un volo andata e ritorno da e per Bangkok  e’ di ca. 6000 baht.

Ricordiamo che per entrare nel paese non e’ richiesto alcun visto consolare, le autorità filippine all’arrivo in aeroporto rilasciano gratuitamente un permesso di soggiorno di 21 giorni. Alla scadenza si puo’ richiedere, presso l’immigrazione, una estensione del visto turistico di altri 30 giorni.

Video donne youtube Angeles – Filippine

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Fine articolo: Le Filippine: ragazze di Angeles e Manila invece della Thailandia

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Meglio la Thailandia o la Cambogia? – Ragazze cambogiane
Cambogia: Ragazza Cambogiana

Ragazza Cambogiana

Questo post rappresenta il naturale proseguo della pagina: Mete alternative alla Thailandia, articolo che consigliamo di leggere prima di procedere nella lettura della seconda parte.

La tua guida sulla Cambogia, notizie e info.
Molto più povera della Thailandia, inoltre tecnologicamente meno avanzata, tuttavia se siete disposti a rinunciare ad alcune comodità il Regno di Cambogia potrebbe per molti aspetti sorprendervi piacevolmente.

Una delle differenze principali tra la Thailandia e la Cambogia è che gli stranieri, indipendentemente dall’età, possono rimanere in Cambogia a tempo indeterminato.

Una volta arrivati all’aeroporto internazionale di Phnom Penh, è sufficiente richiedere un visto d’ingresso per affari: Business Visa.

La validità del primo visto per la Cambogia sarà di un mese, al prezzo ufficiale di 25 dollari US. Questo tipo di visto si ottiene senza presentare alcuna documentazione, tranne 2 foto,  e potrà essere esteso a tempo indeterminato presso le numerose agenzie di viaggio a Phnom Penh. L’agenzia più seria ed economica che ci sentiamo di raccomandare è sicuramente: Lucky! Lucky!, si trova sulla #413Eo Street Monivong in centro a Phnom Penh.

La sanità in Cambogia rispetto la Thailandia

La Cambogia è molto, molto povera e le infrastrutture non sono all’altezza della Thailandia. C’è una reale mancanza di assistenza sanitaria di qualità. Nonostante sia migliorata nel corso degli ultimi anni, permangono comunque ancora molte carenze.

Lavorare in Cambogia

In questo paese è molto facile avviare un’impresa: aspetti legali, licenze, tasse, non sono nella maggior parte dei casi un problema. Se si possiede un business la difficoltà maggiore è trovare personale affidabile.

Cibo e ristoranti

Si dice che a Phnom Penh ci siano dei buoni ristoranti, ma non abbiate grandi aspettative, la qualità del cibo in Cambogia non è paragonabile a quello della Thailandia. Tuttavia nella capitale si trovano degli ottimi ristoranti indiani, dove si può mangiare abbondantemente con 3-5 dollari.

Gran parte della frutta fresca viene importata dalla Thailandia, ma la qualità è più scadente.

Continuando con gli aspetti negativi della Cambogia c’è da segnalare una crescita del nazionalismo, anche se non è ancora così accentuato come in Thailandia.

In Cambogia l’alcool, le sigarette e le ragazze sono molto più convenienti rispetto alla Thailandia del 2011. Molti stranieri che vivevano a Pattaya, Phuket e Bangkok hanno scelto per svariati motivi di trasferirsi a Sihanoukville o Phnom Penh.

Usi e costumi

La gente è cordiale e le persone generalmente sono più rilassate e tolleranti rispetto ai thai. Anche in Cambogia le droghe non sono ufficialmente legali, ma al contrario che in Thailandia c’è molta più tolleranza nei confronti di chi fa uso di sostanze stupefacenti. Nei locali e sulle spiagge di Sihanoukville non stupitevi di vedere giovani e meno giovani fumare in completo relax marijuana e droghe leggere, anche davanti alla polizia.

Mare e spiagge

Spiaggia e mare in Cambogia a SihanoukvilleIl mare a Sihanoukville è davvero molto bello e pulito. Evitate se possibile Ochetel beach, la spiaggia più frequentata dai turisti e naturalmente dai venditori ambulanti e mendicanti di ogni genere.

Il tratto di mare più prezioso e tranquillo si trova invece a Otres Beach, appena dopo il villaggio dei pescatori. Anche qui, come del resto su tutte le spiagge si raccomanda di tenere d’occhio i propri oggetti personali.

Prestate particolare attenzione ai bambini, che in alcuni casi si presentano come venditori di frutta, ma in realtà sono addestrati per rubare monete e oggetti ai viaggiatori meno esperti.

Non date loro confidenza e nemmeno soldi!!! In Cambogia esistono organizzazioni pronte a divulgare prove e notizie anche false pur di incolpare qualche straniero di pedofilia e farsi lustro della bella etichetta di cacciatori di pedofili…

Ragazze, locali e vita notturna

Per chi ama la compagnia femminile a Sihanoukville il prezzo medio è di 10 dollari, mentre a Phnom Penh di 15-20 $. Se siete nuovi del posto è possibile che le ragazze vi chiedano anche 50 dollari,ovviamente basterà poco per far capire loro che non siete dei tontoloni da spennare come un pollo.

Nella capitale ci sono molti più locali notturni, come ad esempio il Martini bar e discoteca, (#45, Street 95), oppure il chiassoso locale notturno Heart of Darkness sulla strada 51, dove ballare fino a tarda notte. Sulla stessa strada si trovano anche numerosi bar stile Pattaya, ma con le lady cambogiane.

Da segnalare anche la birreria Walkabout, aperta 24 ore al giorno, dove incontrare ragazze soprattutto dopo le 2 di notte. Molte ragazze sempre freelance si possono rimorchiare, tra una birra e l’altra anche presso lo Sharky Bar, 126 Street 130. Se infine decidete di portare in camera una lady, tenete presente che per alcune ragazze del luogo ogni occasione è buona per mettersi all’opera e, allora, c’è qualche straniero un po’ distratto che a volte si ritrova senza portafogli!

Se siete pronti a vivere l’avventura di un nuovo viaggio, seguendo alcuni suggerimenti descritti in questa guida, allora la Cambogia potrebbe essere una valida alternativa alla Thailandia.

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Mete alternative alla Thailandia: video ragazze Singapore
Ragazza Singapore

Modella di Singapore

Siete stanchi della solita vacanza in Thailandia e state cercando una meta alternativa? Ebbene, nel Sud Est asiatico ci sono molti paesi che condividono numerose somiglianze con “il Paese del sorriso”: va però tenuto presente che a livello individuale la Thailandia rappresenta per ognuno cose diverse, e l’alternativa ideale potrebbe non essere per tutti la stessa.

Ad esempio, per alcune persone gli aspetti positivi della Thailandia, sono le grandi infrastrutture presenti a Bangkok e nelle località turistiche più popolari del paese.

C’è chi ama invece particolarmente la vita notturna, altri ancora si innamorano del mare e del clima caldo tutto l’anno, infine c’è il costo della vita a buon mercato.

Quello che segue è il tentativo di gettare uno sguardo ai Paesi che potrebbero offrire una valida e originale alternativa alla Thailandia.

Singapore è una delle principali città cosmopolite mondiali, qui è possibile trovare un brillante mix delle migliori cose che vengono offerte sia dell’oriente che dell’occidente. Dal momento in cui arrivate all’aeroporto di Changi, si capisce che Singapore è una delle città più sicure e funzionali al mondo. Attenzione però: la legge è molto severa per chi getta un mozzicone di sigaretta per strada.  Nonostante questo la prostituzione è invece legale, ma potreste essere arrestati per aver sputato una gomma da masticare nel posto sbagliato!

Dove rimorchiare?

Per chi ama la vita notturna e le belle ragazze c’è soltanto l’imbarazzo della scelta, la città offre alcuni dei migliori locali notturni del Sud Est Asiatico. Singapore vanta una delle industrie più fiorenti del sesso. Secondo una recente ricerca a Singapore lavorano oltre 21.000 “Sex Workers” e dopo le ore 20 le ragazze di diverse nazionalità, tra cui molte russe, thailandesi, filippine, cinesi e giapponesi si ritrovano nei club di Orchard Towers, sulla strada di Orchard.

Poi c’è il quartiere a luci rosse di Geylang, dove bisogna sapersi muovere evitando eventuali trappole per i turisti. I prezzi qui possono variare; un viaggiatore esperto paga la compagnia di una ragazza meno di $50. Questo quartiere  è  frequentato da molte persone senza scrupoli e si raccomanda di non abbassare mai la guardia!!!

Prezzi

La vita notturna a Singapore è comunque molto più costosa se confrontata con quella di Bangkok. Le ragazze, come già detto, chiedono 50-60 dollari, se giapponesi o coreane il prezzo aumenta fino a $ 150. Una birra costa c.a. 7 dollari USA. Il cibo è abbastanza conveniente; chi desidera risparmiare può mangiare spendendo 3-4 dollari optando per la cucina malese o indiana.

A Singapore è abbastanza facile per gli occidentali trovare una buona opportunità di lavoro, ammesso che si possieda un buon grado di specializzazione. Mentre in Thailandia si è sempre considerati stranieri a Singapore non esistono barriere linguistiche, la lingua comunemente più usata è la lingua inglese e anche chi viene da fuori può percepire un piacevole senso di appartenenza  al paese.

Come sono le spiagge?

Nonostante Singapore sia un’isola è molto urbanizzata. Esistono poche spiagge con buone strutture, la migliore è senz’altro Sentosa, un valido punto di riferimento per il turismo internazionale.

Comprare beni 

Gli straniei qui possono acquistare qualsiasi bene, con gli stessi diritti dei cittadini di Singapore. Agli occidentali che lavorano viene concesso, se richiesto,  lo status di residente. Questo è un concetto purtroppo estraneo per gli europei che vivono in Thailandia, e in effetti sembra troppo bello per essere vero.

In sintesi, per quelli che sono in pensione e non desiderano lavorare, Singapore a causa del caro vita, non è il luogo ideale per un lungo soggiorno. Per coloro che desiderano trascorrere molto tempo con una signorina della notte, non è il migliore posto per creare un legame a lungo termine.

Il lavoro

Singapore è una scelta eccellente per coloro desiderano lavorare e fare carriera, godendo al tempo stesso dei numerosi vantaggi che l’isola offre: popolo cordiale, conversazioni interessanti e molte belle ragazze.  Continua…

Video discoteca e ragazze Singapore

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Storia e leggenda del fiume Mekong: Cina – Myanmar – Thailandia

Rive fiume MekongIl Mekong ha tanti nomi; in Cina questo fiume lo chiamano Za Qu, che significa “fiume di pietra”, e Lancang Jang, cioè “acqua turbolenta”. In Cambogia preferiscono chiamarlo Tonle Thom, “grande acqua”. Altri nomi? “Fiume del dragone”, e “fiume dei nove draghi”. In Thailandia infine è il Mae Nam Khong, “il fiume madre”, ed è proprio così, Mekong, che alla fine hanno finito per chiamarlo gli occidentali, disegnatori delle carte geografiche.

Nasce a cinquemila metri d’altezza, in Tibet, non lontano dalla sorgente di un altro immenso fiume (lo Yangtze) e quindi scende fino al piano e poi al mare della Cina.

In 4500 chilometri bagna anche Myanmar (l’ex Birmania), Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam. Lungo le sue immense rive sono sorti e si sono disfatti imperi, regni e domini coloniali. Pace e guerra si sono alternate senza tregua: il fiume è
stato testimone del tramonto della civiltà cambogiana di Angkor, dei bombardamenti americani, dei massacri perpetrati dai Khmer rossi, dei terribili traffici dei signori della droga… oggi però, dopo tanto clamore, il fiume sembra conoscere
un periodo di pace. Per la prima volta dopo mezzo secolo i cannoni tacciono (o,almeno, hanno abbassato di molto la voce) e le acque osservano la lenta rinascita dell’immenso territorio che, una volta tanto con felice sintesi, gli europei chiamarono Indocina.

Addirittura, un grande progetto, cui partecipano tutti gli Stati rivieraschi, prevede la costruzione di otto gigantesche dighe, che creeranno altrettanti laghi, vasti migliaia di chilometri quadrati, e consentiranno la produzione di almeno 24
milioni di megawatt di corrente. Le industrie fioriranno, ma il corso del fiume verrà a tal punto distorto che non solo scompariranno valli e foreste millenarie, ma la sua stessa essenza (per esempio le periodiche inondazioni che portano nei
campi della Cambogia il limo fertilissimo, senza il quale l’agricoltura morirebbe) ne sarà sconvolta.

La leggenda del fiume  Mekong
Nel cuore della Cina il fiume parte in alto, all’ombra dei picchi della catena Tanggula. La sua sorgente è sacra. «In realtà ce ne sono due», spiegano ai viaggiatori i pastori tibetani. «C’è la sorgente in alto, sul ghiacciaio. Nessuno va fin lassù. Ci abita lo spirito del dragone Zajiadujiawangzha, e la protegge. E poi c’è la sorgente più in basso, quella sacra: gli uomini che vi si abbeverano vivono più a lungo. E anche gli animali». Vi si può giungere solo a cavallo, e sul grande pianoro gelato, chinandosi sul ghiaccio e appoggiandovi l’orecchio, si può udire il fruscio dell’acqua che scorre, e che diventerà il Mekong.

Poi il fiume scende, e per quasi 1600 chilometri scava profondamente il territorio della provincia cinese dello Yunnan. Lo incide, letteralmente, scorrendo in fondo a canyon profondi anche tre chilometri. E’ talmente immerso nelle viscere della terra che è difficilissimo seguirne il corso: i villaggi sono lontani dalle sue rapide, i ponti sono semplici cavi d’acciaio tesi fra le due rive rocciose, e per attraversarli i contadini si trasformano in acrobati. In tutto, finche si trova in territorio cinese, il Mekong è scavalcato soltanto da sei ponti carrozzabili.

Soltanto a poche miglia dal confine il panorama si apre, e ci si rende conto quasi all’ improvviso che siamo in zona tropicale: al mercato di Jinghong sono in vendita ananas, papaie, noci di cocco. Tutta produzione locale piccolissime (anche una trentinadi centimetri), come i componenti di un immenso coro portafortuna. «Le più antiche risalgono al Cinquecento», spiegano le guide, «e furono costruite durante un assedio della città. Da allora, durante le festività del Pi Mai, il nostro capodanno, tutta la gente viene fin qui, lava le statue con acqua profumata e le copre di fiori». Qui il fiume porta anche oro: pagliuzze che i cercatori raccolgono sulla riva, setacciando la sabbia.

A tre chilometri dalla città, sulle rive di un piccolo affluente, c’è infine un tumulo seminascosto dalle felci: “Henri Mouhot, esploratore. 1826-1861”. Mouhot, francese, archeologo (fu lo scopritore dei templi di Angkor), penetrò nel Laos
risalendo le rive fangose del fiume ancora sconosciuto, e morì qui, stremato dalla febbre. Lasciò scritto, nel suo diario: «La vista del Mekong ha su di me lo stesso effetto dell’incontro con un amico: da molto tempo bevo le sue acque; anche
se mi tormenta è, per me, una vecchia conoscenza».

Il fiume diventa pianura
Il fiume abbandona il Laos e penetra in Cambogia in maniera spettacolare: un salto nella schiuma e nei vortici di oltre dieci chilometri di cateratte, le Khone Falls. Poi all’improvviso si placa, si allarga a dismisura e sembra entrare in sintonia con un nuovo paesaggio. La Cambogia è una grandiosa pianura acquatica, coperta di risaie e foreste umide di vapori. D’estate, quando si sommano i monsoni del Laos, del Myanmar e della Cina, l’intero Paese si allaga: il Mekong sembra invertire addirittura il suo corso, trabocca, dilaga e invade migliaia di chilometri quadrati di terreno. Il fiume porta il limonecessario a far crescere il riso, e porta i pesci, e poi rane e granchi. I contadini si trasformano in pescatori, e basta loro immergere le mani nell’acqua, per raccogliere.

Dice una leggenda cambogiana che i pesci nascono dalle radici degli alberi e che, quando viene la stagione secca e l’acqua si ritira, vanno a nascondersi nei tronchi cavi, o sottoterra.

Un’altra leggenda racconta che il fiume riprende la sua corsa verso il mare a novembre, e per farlo ha bisogno di un ordine superiore: così fino agli anni Settanta (quando la Cambogia è piombata nell’orrore della rivoluzione dei khmer
rossi) erano il re e la regina a navigare fino al centro del fiume. Qui tagliavano un nastro teso da riva a riva, e dopo un attimo d’esitazione le acque cominciavano a ritirarsi.

Oggi il Paese va verso una lenta ricostruzione. Da un paio d’anni si è di nuovo tornati a una timida economia di mercato, ci sono i primi investimenti stranieri. Le strade di Phnom Penh sono perennemente affollate, e il parossismo viene raggiunto durante il Prachem Ben, il giorno dei morti, di fronte al tempio principale, il Wat Ounalom, affacciato sul fiume.

Ancora la tradizione: «Tutti i morti tornano alle pagode, per incontrarsi con i loro parenti, che portano loro fiori, frutta, riso, pesci e pane. E se non li trovano l’annata sarà triste e gli affari scarsi, per tutta la famiglia».

Una Venezia sull’acquitrino
Il Vietnam, infine. Se nel suo corso il Mekong ha avuto un andamento regolare, un flusso facilmente identificabile, qui il fiume sembra impazzire. Già subito dopo il confine si divide in due grandi rami, il Tien Giang e l’Hau Giang (più o meno, “fiume di sopra” e “fiume di sotto”). Poi il delta si apre ancora, le braccia diventano sette, nove, infinite. Ruscelli e canali l’intersecano, e tutto il Paese diventa un’immensa Venezia acquitrinosa, galleggiante sulle mangrovie, fatta di canneti, paludi, sabbie mobili. E popolatissima: il Vietnam ha la più elevata densità di popolazione, nel Sud est asiatico, e circa 15 milioni di abitanti vivono qui.

E’ difficile trovare un tratto di canale deserto: le barche s’incrociano ovunque, e quando è giorno di mercato l’affollamento è incredibile. Sono soprattutto donne, a governare le piroghe: si avvicinano alle barche più grandi, quelle dei mercanti, contrattano, comperano, vendono. Questa è una zona ricca, almeno in termini locali: vi si produce metà del raccolto nazionale del riso, ma si stanno sviluppando anche nuove iniziative, come l’industria peschereccia e quella dei gamberi. Nam Can, per esempio, era fino a qualche tempo fa un villaggio di pescatori.

Oggi tutta la sua economia ruota intorno alla Fabbrica 29: più di ottocento persone, quasi tutte donne, che raccolgono, lavorano, puliscono e surgelano il tom xu, un gamberetto graditissimo sul mercato giapponese. Il reddito medio qui è il doppio, rispetto a quello del Paese. «Sono stati costruiti alberghi, ristoranti, è arrivata la luce elettrica, e il numero degli abitanti è raddoppiato», racconta Nguyen Truong Giang, che a 29 anni è già vicedirettore della fabbrica. «Peccato che con i soldi sono arrivati anche i vizi, e la prostituzione». Al punto che, ogni tanto, la “fabbrica dei gamberi” si ferma, e le lavoratrici guardano, tutte insieme, un video che insegna la prevenzione contro l’Aids. Nuovi mali, che vengono ad aggiungersi a quelli angosciosi lasciati dalla guerra contro gli americani: su queste acque, su queste foreste, dal 1962 al 1970 gli aerei riversarono centinaia di tonnellate di un erbicida noto come Agent Orange: doveva servire a spogliare delle loro foglie gli alberi, e svelare i nascondigli dei vietcong.

L’Agent Orange conteneva diossina. Oggi questo veleno non scorre soltanto nelle vene di coloro che combatterono, vent’anni fa, ma anche in quelle dei loro figli e dei loro nipoti: il tasso delle malformazioni, dei parti innaturali, dei bambini ridotti a mostri qui è altissimo. Ma fuori, nell’aria, c’è già l’odore del sale. Il mare aperto è a pochi chilometri, e il grande fiume sta per finire il suo corso.

Sulle rive del fiume Mekong

Il corso del Mekong attraversa o lambisce sei Stati.
Cina. Il fiume scorre attraverso la provincia dello Yunnan, scarsamente popolata (su scala cinese): solo 36 milioni di abitanti.
Myanmar. E’ l’antica Birmania. Regime militare a ispirazione socialista. 35 milioni di abitanti, per l’80 % buddhisti. Il Mekong funge da confine con il Laos.

Thailandia. Una monarchia costituzionale, con il potere di fatto condizionato dalle Forze armate. 55 milioni di abitanti,
quasi tutti di etnia thai e di religione buddhista. Il Mekong funge da confine con il Laos per quasi tutta la frontiera.

Laos. Repubblica socialista (monarchia fino al 1975). 3 milioni e mezzo di abitanti, prevalentemente buddisti.

Cambogia. Repubblica governata dal 1982 dal Partito popolare rivoluzionario, dopo la dittatura dei khmer rossi, sconfitta nel 1979. Grossi problemi di stabilità interna. 7 milioni di abitanti, di etnia khmer, e religione
buddista. Vietnam. Repubblica socialista. 64 milioni di abitanti. Diffusi buddismo e taoismo.

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Thailandia: Divertimento a Pattaya con International Music Festival

Ragazze Pattaya  Festival musica 2011Eventi e spettacoli in Thailandia nel 2011: Dopo la fitta serie di concerti che si sono tenuti nel periodo Natale – Capodanno, arriva anche il festival della musica internazinale. Questo evento si tiene a Pattaya da ben 10 anni e prenderà il via il 18 marzo alle 18:00.

L’evento musicale durerà tre giorni e per l’occasione saranno presenti un’infinità di artisti famosi, sia thailandesi che stranieri. Il Pattaya International Music Festival 2011 sarà una vera e propria carrellata di musicisti provenienti da tutta l’Asia, ecco alcuni nomi illustri: Johnny’s Junior, A.B.C-Z, Kis-My-Ft2, B.I. Shadow and Question dal giappone. Derrick Hoh da Singapore e Will Ng dalla Malaysia. E ancora: Super Kidz dall’Indonesia, PAK dal Vietnam e Nina dalle Filippine. Infine non poteva mancare Tik Princess dal Laos.

Tra gli artisti più attesi, direttamente dalla Corea, le superstar Rain e Son Dam Bi. Entrambi si esibiranno il 19 marzo alle 21. I concerti si terranno in diversi punti della città, da Nord a Sud di Pattaya. Il palcoscenico principale sarà situato sulla Pattaya Beach Road accanto all’Hard Rock Hotel, l’ingresso è gratuito. Oltre alla musica troverete bancarelle con una ricca offerta di prodotti tipici della Thailandia. Non mancheranno infine spettacoli di intrattenimento con la presenza di bellissime ragazze thailandesi. Per maggiori informazioni telefonare a: TAT Call Center 1672 o 02-669-9784-8.

Profughi birmani in Thailandia costretti a vivere di solo riso

Profughi birmani a Mae Sot al confine Thailandia - BirmaniaSono migliaia i profughi di etnia karen che sono fuggiti dal Myanmar cercando rifugio in Thailandia.
I Karen sono un gruppo etnico situato soprattutto in Birmania, esseri umani ancora oggi torturati dal regime birmano e costretti a lavorare come schiavi nei campi.

Da novembre dello scorso anno i civili di etnia Karen sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti tra i ribelli Karen e l’esercito di Myanmar che arruola anche soldati minorenni.

Oggi la Thailandia ospita circa 150.000 rifugiati fuggiti dalla guerra. Circa 9.000 esiliati birmani sopravvivono in accampamenti di fortuna, costretti a vivere di solo riso e lo stretto indispensabile per non morire. Sono profughi dimenticati da tutti, tra loro molte donne anziane e bambini piccoli indeboliti dalla malnutrizione e quindi molto più a rischio di morire di malattie.

Molti di loro hanno espresso il desiderio di tornare ai loro villaggi nello Stato Karen, ma a causa delle mine antiuomo disseminate da entrambi i fronti lungo il confine con la Thailandia, un rientro è da considerarsi particolarmente pericoloso.

Myanmar: San Suu Kyi  Nobel per la Pace Negli ultimi quindici anni, l’esercito birmano ha distrutto più di 3000 villaggi, compiendo abusi e violenze contro le donne per soggiogare senza pietà i gruppi etnici.

Intanto San Suu Kyi, leader del principale partito di opposizione del Myanmar e premio Nobel per la Pace, lancia un appello all’Italia affinché la comunità internazionale continui ad appoggiare la sua battaglia per la libertà, dopo che il primo ministro birmano, il generale in pensione Than Shwe, è stato designato nuovo presidente del Paese.

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Stop alle azioni armate al confine Cambogia-Thailandia

soldati confine Cambogia-Thailandia La comunità internazionale è unanime nel condannare le azioni armate tra la Thailandia e la Cambogia, che sino a questi ultimi minuti hanno provocato la morte di tre persone. La vera causa degli scontri è il tempio di Preah Vihear, che da decenni viene rivendicato da entrambi i Paesi. Nel 1962 una sentenza della Corte internazionale di giustizia ha assegnato il tempio alla Cambogia. Una decisione questa mai accettata dalla Thailandia.

Intanto grazie all’intervento del governo americano e sull’altro fronte di quello cinese, lo scontro armato lungo la frontiera tra i due paesi asiatici ha subito uno stop. E’ arrivata in queste ore, da parte del portavoce dell’esercito thailandese, la notizia che è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco tra Cambogia e Thailandia.

Negli ultimi giorni le tensione tra i due paesi era aumentata a causa delle dimostrazioni di alcune influenti gruppi nazionalisti della Thailandia, che chiedevano al primo ministro thailandese Abhisit Vejjajiva di assumere una posizione più rigida riguardo la disputa di confine con la Cambogia.

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Laos info: storia e sviluppo del Laos

Noto anticamente come Lan Xang (‘regno del milione di elefanti’), il Laos, paese segnato da invasioni e guerre, stretto fra il Vietnam e la Thailandia, abbandona progressivamente il secolare isolamento per apririsi alla modernità e allo sviluppo. Sviluppo che può però comportare notevoli difficoltà e rischi: nel Laos, infatti, l’economia e la cultura sono ancora fortemente ancorate alle antiche tradizioni.

LaosIl Laos incomincia a svegliarsi dal profondo sonno e dall’isolamento che lo avvolgono sin dal secolo scorso, quando, a fine Ottocento, stretto tra il corso del Mekong e i monti Annamiti, fu colonizzato da distratti funzionari francesi preoccupati da una sola cosa: farne una specie di cuscinetto per proteggere l’Annam e il Tonchino dalla presenza britannica nella vicina Birmania. Dopo la liberazione, il paese attraversa un lungo periodo di cambiamenti interni. Dal lungo isolamento, il paese riemerge solo ora, già si intravedono i segni dell’influenza della Thailandia, con la sua ricchezza, i suoi eccessi e i suoi orrori.

Secondo la World Conservation Union, metà del territorio laotiano è ricoperto da foreste vergini, ma nel Nord la percentuale è ben più alta. Le poche radure sono state ricavate a fatica dagli abitanti sui versanti delle montagne per fare spazio a villaggi e risaie. Il riso viene coltivato con la tecnica ‘taglia e brucia’, metodo estensivo e di scarso rendimento, ma la foresta non è minacciata: sotto la sua volta, nel 1995 i ricercatori dell’Uicn hanno scoperto due nuove specie di grandi mammiferi, il Saola (Pseudoryx nghethingensis) e il Muntjak gigante (Megamuntiacus vuquangensis), oltre a ritrovare le tracce del maiale selvatico del Vietnam (Sus bucculentes), ritenuto estinto da almeno un secolo. Al mercato di Muang Sing, piccola, indaffarata città di frontiera, ci sono tutti, fin dal primo mattino: gli scontrosi, o forse solo riservati e timorosi Iko, i Hmong e i Lantene che vendono il bottino di una caccia fortunata, le donne Yao, con i caratteristici boa di cotone rosso al collo, che propongono tessuti e carta, una specie di papiro ottenuto facendo essiccare al sole un impasto di bambù e altri vegetali ricchi di resina.

Di villaggio in villaggio, le stesse genti che in Thailandia sono diventate un triste spettacolo a pagamento per turisti qui sembrano socievoli e scambiano volentieri due parole con gli stranieri, senza pretendere soldi in cambio. In queste montagne, dove nello spazio di un mattino si passa dall’inverno all’estate, dove una frana durante la stagione delle piogge significa mesi di isolamento, la libertà di questi popoli di essere se stessi non è ancora minacciata dalla nostra invadenza.

Lo sviluppo del Laos
Nelle pagine del suo Mekong Diary, pubblicato solo due anni fa, il giornalista americano esperto di Indocina Stan Sesser non crede all’arrivo dello sviluppo in queste terre. La mancanza di corrente elettrica, i ponti pericolanti, la condizione delle strade rendono l’ipotesi poco probabile. Ma oggi le ruspe sono al lavoro ovunque, il ‘nuovo’ avanza. Sulle bancarelle lungo il Mekong, accanto a pesce e frutta stanno arrivando i falsi Rolex fabbricati in Thailandia. Intanto, ogni giorno una lunga fila di veicoli attende di passare il posto di frontiera di Chong Mek, sono per lo più camion che trasportano teak e mogano: anche quest’anno 200.000 ettari di foresta laotiana saranno trasformati in valuta pregiata.